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AVEVA RAGIONE LA FALLACI A PENSARE “RESTO QUI E OSSERVO TANTO LI' FUORI COSA POSSO FARE SE NON ESSERE D’INTRALCIO ?”
ERA L’11 SETTEMBRE 2001
Si potrebbe fare tanto, soprattutto chi indossa una divisa, ma ci sono delle regole, vanno rispettate. Però posso scrivere, che sia in accordo o disaccordo, è pur sempre un occhio aperto sulla realtà. Piuttosto che guardare impietositi, pubblicare la foto e “stringersi al dolore dei colpiti”. Sti cavoli. Non è che da tutte queste tragedie si stia diventando uomini migliori. Anzi, tutti alla ricerca del nuovo posto in cui scappare e da colonizzare. Col soldone nel borsone, andiamo a danneggiare

di Mariarosaria Lumiero

Tutto trema. Il mondo salta in aria. Le persone muoiono. Le anime in pena. La vita in bilico.  Un bollettino di guerra, sì, un vero e proprio bollettino di guerra. Non si fa in tempo a fare una disamina su di un attentato, che dei pazzi sono in giro per il mondo ad uccidere gente. Nel frattempo che si pensa all’incipit ideale, per dare un tono informativo ma non eccessivamente melodrammatico, il cellulare lampeggia: “ Terremoto ad Ischia, tutte le unità di Croce Rossa Italiana sono allertate”. Porca misera, cinque minuti fa scorrevo la notizia della coppia saltata di Temptation Island, ora riapro facebook e … case crollate, post di amici che rassicurano sulla loro salute, feriti, dispersi ed ospedale di Lacco
Ameno evacuato (per essere riaperto dopo i dovuti controlli di sicurezza). Dunque, capiamoci. Terremoto di magnitudo 4, ad una profondità di 5 km, con epicentro a 3 km da Casamicciola ( fonte Repubblica). Dati emersi e quindi, al momento, anche provvisori, stimano circa trentasei feriti, due morti, due bimbi salvati, numerosi sfollati. Turisti in allerta per rientrare. Alberghi disponibili all’accoglienza. Forze impiegate a 360°. Anche Gentiloni da Roma coordina, eh! Casamicciola non è nuova ad un evento sismico del genere, tra alcune ricerche, si legge che nel 1883 fece circa 2.300 morti. Ai tempi, sicuramente non era zeppa di migranti estivi come ad oggi. Insomma, una scossetta più forte e tutti in mare. Ischia è un’isola, un polmone verde nel mare. In breve, anche l’albero di Natale, se lo si addobba con su Babbo natale, la slitta, le renne e lo spara cannone per la neve artificiale, cadrà. Forse il concetto dovrebbe essere vicino alla comprensione. Ad ogni modo, solo un anno fa parlavamo di Amatrice. Stop! Qualche mese fa dei roghi. Stop! Poi la crista che stava in viaggio sul traghetto col velo islamico, ha creato il panico. Stop! Per carità, nessuna querelle sulla politica, non è questa la sede. Solo, mettere in luce, che tutto, avviene per mano dell’uomo. Difatti, perché la tipa che viaggiava ha regalato titoloni da clickbaiting “terrore sul traghetto”? Perché pochi giorni prima, Barcellona è stata massacrata da feccia umana che neppure sa cosa inneggia, cosa vuole liberare, cosa vuole per se stessi. Intanto si fa la conta dei morti e non solo, soprattutto dei perché. Si cerca di capirlo,di trovare soluzioni, Ma chi è realmente in grado di darle?, Il geologi? I presidenti? Gl’Imam? Forse bisognerebbe partire dal basso? Dalle persone semplici? Iniziare a capire che le isole non sono presepi da edificare, con pastorelli, cavernette, cascate del Niagara e stele polari varie, per mostrare poi quello più bello. Una città, non può essere blindata a priori, è come se in una casa si dormisse col bazuca sotto il letto ( già le abitazioni sono diventati veri fortini: antifurti, porte blindate, persiane, contro persiane di ferro, telecamere a circuito di Monza che se si guarda su un cellulare sembra di sentire Mike Bongiorno “dammi la uno, dammi la tre ….”). Ci mancherebbe solo che, anziché scrivere sui cartelli “Benvenuti a Napoli”, sopra ci scrivessero “ Vi stavamo aspettando, ci siamo organizzati”. Il mondo non può vivere le sue giornate guardandosi intorno, perché qualcuno, d’improvviso, estrae da un borsa un coltello e colpisce. Ciò, vorrebbe dire, che nella big borsa, anziché sigarette, salviettine e penne varie, dovrei portare il ceppo di legno dei coltelli shogun, così al primo che ci prova, decido se petto, coscia o capocollo per cena. L’ironia, dovrebbe, in un certo senso, alleggerire, il peso delle barbarie che stanno dilagando e dare un senso alla realtà, in termini di gravità. La vita che stiamo proponendo, in primis, a noi stessi, è come se fosse un pasto che cuoce lento e se non si spegne in tempo la fiamma, esso brucerà. A noi rimarrà il carbone, il digiuno e la voglia di assaporare, anche ciò che un tempo ci sembrava poco. I momenti principali di una giornata, colazione/pranzo/cena, si sono trasformati in momenti di “Buongiorno il latte è pronto …. zitta fammi sentire se il bambino di Barcellona è vivo; la pasta è in cottura ne volete tutti? Oh ma guarda la Rambla è un tappeto di sangue; a tavola, almeno a cena dobbiamo esserci tutti ok? Certo, noi mangiamo e questi stanno a morire per colpa di questo, di quell’altro ….” E così via. Dunque, si mangia perché l’empatia non raggiunge livelli tali da privarsi di qualcosa ma, la volontà di ritornare all’era primitiva assale, perché, se a metà giornata, nel mondo, è stata già decimata una famiglia, si inizia a discutere su cause e colpe, anziché, argomentare sullo svolgimento della giornata e del tipo che avrebbe mandato in tilt anche il piccolo Buddha, se è meglio andarsene sui monti da Heidi oppure unirsi a Ken il Guerriero, vuol dire che tutto va a rotoli. E’ giusto darne notizia, ma urge fermare questa ondata di distruzione. Le soluzioni, non si trovano sui social, tra le opinioni delle persone, tra esperti che vanno in tv a parlare, dovrebbero trovarsi nell’umanità, nel vivere civile, nella lotta all’odio e al consumismo. Se un giorno il Vesuvio dovesse eruttare, la colpa non sarà di certo della natura, ma di chi l’ha forzata. Se gli attentati continuano, la colpa non sta nelle religioni da sempre esistite, ma nella cultura che si sceglie di trarre da esse. Se la gente va in giro ad uccidere, non è l’aria della monnezza che si respira che lo stesso uomo ha depositato, a far impazzire i neuroni, ma della società che fa, come si suole dire, “a chi figli e chi figliastri”. Tutto ciò, non va giustificato ed è fondamentale addossare delle colpe. I dati parlano chiaro:
•    14 Luglio 2016: Nizza Promenade Des Anglais. Un tir investe  i passanti che festeggiano la presa della Bastiglia, percorrendo 2 km in 3 minuti. 86 morti e 450 feriti.
•    28 Novembre 2016: Stati Uniti, Ohio State of University, Auto colpisce gli studenti del campus per essere poi fermato ed ucciso. 11 feriti.
•    19 Dicembre 2016: Germania, Berlino mercato di Breitscheidplatr. Camion travolge i turisti durante i mercatini di natale, per essere poi ucciso il successivo 23 Dicembre in Italia, a Sesto San Giovanni. 12 morti e tanti feriti.
•    22 Marzo 2017: Inghilterra, Londra Westminster Bridge. Un suv investe i passanti ed un poliziotto, successivamente sarà neutralizzato. Intanto, 5 morti e 40 feriti.
•    7 Aprile 2017: Stoccolma via Drottninggaton. Un camion si abbatte sulla folla, arrestato poi. 4 morti e decine di feriti.
•    4 Giugno 2017: Inghilterra, London Bridge. Un furgone con tre persone a bordo va dritto sui passanti, ferendoli anche a colpi di coltelli. Uccisi dopo aver fatto feriti e 7 morti.
Date da ricordare. Volendo aggiungere roghi e terremoti dell’anno 2016/2017, la mano dell’uomo è la più potente arma di cui l’uomo può disporre, perché se la si sincronizzasse sui canali giusti, probabilmente, i primi a non fare una vita di paura, sarebbero l’uomo stesso. Perché, in fondo, ciò che noi costruiamo, prima o poi distruggerà anche noi stessi. Su quell’isola, giusto per riportare l’ultimo accadimento, poteva esserci chiunque. Un terremoto non avvisa. 
ra nelle persone. Si spera. Quindi, da un lato c’è l’informazione, alla disperata ricerca di paroloni che catturino l’attenzione, dall’altra c’è l’approssimazione degli individui, attenti più alla teatralità che alla realtà. Probabilmente è una dinamica atavica, che nel progresso, se così lo si vuol definire, trova la sua voce. Resta il fatto, che ci si massacra come animali selvaggi in una giungla. Il popolo che fa? Parla di gay, terroristi e razzisti ( tra i temi ricorrenti sia chiaro). Giusto avere le proprie idee e forme d’espressione, ma se si provasse a razionalizzare gli eventi? A fare un ragionamento inverso? Sul perché un uomo, ovvero persona fisica, ha ucciso barbaramente un ragazzo di venticinque anni. Lui dice per amore di un’altra persona, perché era geloso. Qui si sta dicendo, che amore vuol dire violenza e gelosia uccidere. Un tempo, il delitto passionale, era inteso come il duello: “ti sfido e chi vince avrà il suo amore”, oppure, un colpo alle spalle e via. Oggi si sminuzzano le persone, come se si stesse giocando a “l’allegro chirurgo”. Non è che sia la prima volta, ma la frequenza è cambiata, degenerata. Anziché darsi una calmata, allo stato attuale, si ammazza con premeditazione, senza sconti, quotidianamente, ma soprattutto, come fosse l’unica soluzione e con una crudeltà senza precedenti, a meno che, non si guardi agli omicidi di camorra. Ebbene, tutti camorristi oppure disagiati mentali? Forse anche tanta televisione. Resta il fatto, che se non ci pensa la natura ad uccidere, ci pensa la mano dell’uomo e le sue parole poco ricercate. Vincenzo è morto. La furia di Ciro lo ha ridotto in brandelli, in un puzzle da ricomporre, perché Ciro era accecato dall’amore per Heaven. Questa non è vita, non è progresso, non è sana informazione, non è cultura, non è sentimento, non è civiltà.
Questa è brutalità. Benvenuti nell’era 3.0. L’era della rabbia.


 

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